La sera di Ugo Foscolo tra tormento e quiete

 Alla sera




Ugo Foscolo è uno dei più rappresentativi interpreti dell’affermazione di una nuova letteratura, divisa tra neo classicismo e proposta romantica finalizzata al concepimento di un carattere italiano. Nasce nell’isola greca di Zante nel 1778 ed è il primo di quattro fratelli. 

Non tutti sanno che il Foscolo, il cui vero nome era Niccolò, per simpatia verso il rivoluzionario francese Ugo Bassville ucciso a Roma nel 1793, sostituì il proprio nome proprio con Ugo in onore del giornalista e diplomatico francese.

Tra i “Sonetti”, pubblicati dal Foscolo nel 1803, v’è un componimento composto nei pochi mesi precedenti alla sua uscita dal titolo “Alla Sera”. Tra i “Sonetti”, Foscolo decide di collocarlo all’inizio della raccolta investendolo così di un significato univoco e tangibile, riconducibile al forte turbamento, politico e personale, del quale era preda in quel periodo. 

In Alla sera, Foscolo descrive questo momento della giornata come il momento nel quale la quiete prende il sopravvento sulle angosce e sugli affanni vissuti durante la giornata, ma reca in sé, una profonda riflessione sulla morte, sul “nulla eterno” come lui la chiama. Tale considerazione, seppur non priva di profonda angoscia, non crea timori verso questo evento ma piuttosto, quasi il poeta individua nella morte una liberazione dalle angustie della vita, raccolto nella pace di una sera che si offre come portatrice di un dolce perdersi della vita stessa.


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