I luoghi dell'amore

 Il giardino degli aranci


Inutile negarlo con la gretta convinzione che tutto si possa controllare attraverso la ragione, quando ci si innamora accade qualcosa in conseguenza della quale non si riescono facilmente a gestire, soprattutto in maniera cosciente e razionale, le proprie emozioni. 

In tal guisa la concentrazione ravvisa quasi sempre cali di cospicua quantità e tra le attività che vengono espletate, spuntano qua e là immagini e pensieri che distraggono, che anzi imbarazzano seppur piacevolmente, dacché vissuti certamente non molto di frequente ma che in fondo sono poi così graditi. 

Mi piace ricordare in questa direzione, una breve frase contenuta nel testo di una canzone di Franco Battiato: “Il Mito dell’amore”, che raccoglie a piene mani il contenuto del concetto appena espresso. Egli canta testualmente: “Quando ti innamori è tutto bello, anche come ti ossessionano i pensieri”. Ed è proprio questa ossessione che spesso incarna ansia e agitazione, che ravvisa la presenza di un “male” che in fondo non è poi così cattivo, e che guarisce senza sforzo tutti gli altri mali. Un male benefico, direi ristoratore, la cui sofferenza - di cui sempre ogni male si serve - si identifica in un benessere totale. 

Nel “Giardino degli aranci”, una poesia contenuta nella mia ultima raccolta poetica “Triticum” da Pav Edizioni, è ben narrato come l’euforia che pervade corpo e mente in certi stati, sia l’essenza prorompente che la natura infonde in tutte le creature che dei sentimenti sanno far nutrire il proprio essere e la propria anima sensibile. 

Un’ode alla sacra passione che confonde ogni senso rendendolo schiavo del più cieco ardore.


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