Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

 Verrà la morte e avrà i tuoi occhi


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. È Questo il titolo di una celebre poesia di Cesare Pavese inserita nell’omonima raccolta di liriche - a sfondo amoroso - ispirate dall’infelice relazione con l’attrice americana Constance Dowling e nella cui poetica, affiora tutto il tormento degli ultimi anni della sua vita. 

La raccolta, che contiene 10 testi, fu completata nella primavera del 1950 e pubblicata postuma l’anno successivo, dopo la sua morte avvenuta per suicidio.

Un componimento incentrato sulla delusione amorosa patita, in cui emerge forte la sofferenza in tutta la sua crudezza cui l’autore è sottoposto e che scorge negli occhi che egli descrive muti della persona causa del suo male. Sofferenza, che pone sullo stesso piano amore e morte avvalendosi di una serie di immagini e metafore riferite agli elementi della natura, agli occhi della donna e alla morte appunto che in questa circostanza egli intravede e colloca dentro quello sguardo.

Palese e chiaro è il riferimento al rapporto tra la fine di un amore e una morte che ad essa si collega, quasi invocata direi, come a sugellare una sincronia nella quale l’io poeta esaurisce ogni risorsa, per abbandonarsi agli occhi di una donna che tacciono, nel momento in cui egli stesso emetterà l’ultimo respiro, che come afferma, affogherà senza parole nel gorgo silenzioso.


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